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LOUIS BAKELANTS: CHIOSE IN MARGINE AL TEMPO PRESENTE

 

 

CHIOSE IN MARGINE AL TEMPO PRESENTE


POESIA – Una poesia è una via di conoscenza intuitiva; una via diretta. Una poesia ci risparmia lente peregrinazioni nel dedalo di analisi laboriose e contraddittorie. S’installa in noi e irraggia. Nata spesso dalla notte, essa rischiara la nostra e la riassorbe; solleva le profondità , prima di affiorare alla coscienza, che plasma e modella a sua volta. Nel suo microcosmo, l’Essere brilla d’un duro splendore; così, la rugiada che imperla le reti del ragno riflette un’immagine straordinariamente chiara e sintetica del paesaggio mattutino. La cadenza della poesia c’innesta sul ritmo universale. ( “ Attonito il poeta nota sul quadernoParole che hanno preso il ritmo dell’eterno “ .Lionello Fiumi, Poesia  in  Sopravvivenze ). Se per il suo creatore la poesia è offerta, essa diviene partecipazione di colui che commuove. Serve di supporto alle cariche affettive e intellettuali più diverse, le unisce nel rimescolìo misterioso dell’elaborazione creatrice, le esalta nella sua melodia e nella sua dizione. Le più umili canzoni popolari, possono svegliare in noi echi sconosciuti e calamitare il nostro spirito verso terre vergini di insospettato sapere.

VELENO – Certi veleni lasciano tracce indelebili perfino negli organismi che hanno più vigorosamente reagito. Noi siamo vissuti curvi sotto l’intolleranza; essa ci ha bruciato zone vive del cervello e accelerato i battiti del nostro cuore. Essa ha lasciato in noi germi ripugnanti che risalgono talvolta a fior di coscienza e ci inabissano nella vergogna di noi medesimi. Il tirocinio della libertà è un miracolo di pazienza: imbrigliare riflessioni volontarie, schiacciare impulsi profondissimi che scaturiscono d’un tratto; ignorati ma risoluti, dalle insondabili tenebre interiori! Gli occhi, gli orecchi, il cervello si ribellano davanti ad immagini, a suoni, a parole, a ritmi che no sono iscritti conforme la loro norma; lo spirito, superficiale spesso e troppo pronto, s’affonda a corpo perduto nell’incomprensione e la denigrazione; allora nasce l’atto inconsiderato e definitivo. Certe espressioni d’arte ci sono estranee o vanno al di là di noi; noi gridiamo subito alla fumisterie e alla decadenza; ci facciamo acerbi e ingiusti, per mollezza o timore della scoperta; lo sforzo di comprensione sarebbe stato più salutare ma quanto più difficile!
Abbiamo preferito l’intolleranza al rispetto e alla ricerca. La nostra liberazione personale, dovremo comperarla caramente annientando, prima che prenda radice, i germi odiosi che l’uragano nazista ha deposti sulla petraia delle nostre interiori miserie.

APOLOGETICA -  Spesso, per loro difesa, i regimi di forza e di terrore invocano il dinamismo, che non sarebbe che una forma evoluta del desiderio di vivere. D’essenza puramente biologica, esso apparterrebbe alle razze giovani e forti in cammino verso il loro avvenire. E’ dinamico tutto ciò che mira ad una esistenza più larga e più inera, tutto ciò ch’estende il suo campo d’azione senza lasciarsi fermare da contrasto veruno; il dinamismo è un impulso naturale che fermenta tanto nell’individuo quanto nel gruppo; iscritto nell’ordine della vita, esso è perfettamente legittimo e non si cura affatto di considerazioni di giustizia astratta interamente estranee alla sua essenza. Grazie alle prodigiose orchestrazioni nietzscheane, il dinamismo è uscito dai manuali di filosofia e s’è messo a fiorire, lussureggiante, in margine al pensiero puro. Avidamente assorbito dagli ambienti di artisti in perpetua lotta con il loro vicinato sociale e desiderosi di giustificare un amoralismo di fatto, esso si è diffuso in Germania dove è confluito tosto con l’antico pangermanesimo mai spento. Confondere volontà di vivere e apologia della forza bruta: opera di cattiva fede. Ogni civiltà è lotta contro gli eccessi del dinamismo biologico; L’uomo, elevandosi, tenta d’imbrigliare la violenza; ogni vera cultura è un seguito di limitazioni! Limitazioni formali iscritte nella giustizia e nelle leggi, limitazioni volontarie che s’esteriorizzano nell’ascèsi e nella carità. Il dinamismo parte in guerra contro certe astrazioni – Giustizia, Libertà, Eguaglianza – ma queste sono ben radicate in noi, perché traducono il nostro desiderio di progresso e d’ideale.

UTOPIARispetto dell’Uomo! Proclama Antoine de Saint-Exupéry al sommo del suo ultimo passaggio. Il ristauro dei valori individuali non basta, è di bisogno instaurare i valori sociali. Il nuovo umanismo non sarà un ripiegamento nella torre d’avorio, ma una conquista degli spazi: l’amalgamare l’unione umana all’onda meravigliosa e inesauribile delle ricche diversità. Rispetto dell’Uomo. Rispetto della sua libertà, del suo diritto, della sua buona volontà e del suo amore, lotta contro le catene che torturano e umiliano. Il realista ci schernirà esclamando: Utopia! Ma, nel suo intimo, egli sa perfettamente ch’è sempre contro di lui che il progresso avanza; tutto ciò ch’egli ha proclamato un giorno inattuabili e folle è lentamente germogliato nello spirito dell’uomo, prima di scoppiare in vittoriosa fiorita. Quanto a me, io preferisco il partito dell’Utopia – quello di Sakya Muni, di Socrate, di Gesù, di Francesco d’Assisi, di Giovanna d’Arco, di Voltaire, di Madame Curie, di tutti gli uomini di buona volontà – alle certezze che si sfaldano, d’un qual si sia Pinco Pallino.

                                                                                            Louis  Bakelants
Bruxelles,  1946

 
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